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MUSIC ON

FRANCESCO DONADEI, IL PITTORE DELLA MUSICA SPACCATA E SOSPESA

di ROBERTA MASTRUZZI. C’è un posto in cui i ricordi continuano ad esistere. Non possiamo toccarli ma solo guardarli attraverso la lente dell’immaginazione, abilissima a mettere a fuoco un particolare e sfocare tutto il resto, cambiando deliberatamente dettagli e colori, per rendere quel posto una dimensione adatta a noi, una fonte da cui attingere energia ogni volta che abbiamo bisogno di una pausa. Chiudiamo gli occhi, tratteniamo il fiato e in un attimo siamo come sospesi. Qualcosa si è spaccato nella nostra vita e noi ci siamo intrufolati lì dentro. Francesco Donadei fonde insieme pittura e musica, e loro si fondono insieme. Una pittura metafisica dove le figure umane sono strumenti musicali, le pennellate di colore sono vivaci melodie, scandite dal tempo che separa e divide, mentre una nota tenuta regala un sicuro spazio in cui muoversi. MUSIC IN lo ha intervistato.

Cominciamo con il parlare del tuo percorso artistico. Come sei arrivato alla pittura, cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento di sperimentare una nuova forma d’espressione? In casa ho sempre respirato un clima artistico, in quanto mio padre era professore di Discipline Pittoriche nel Primo Liceo Artistico di Roma e mio nonno era restauratore di opere d’arte. Da piccolo mi dilettavo a disegnare ed avrei voluto seguire gli studi artistici ma dietro consiglio di mio padre vi rinunciai e intrapresi un’altra strada che mi portò, dopo molta gavetta, a diventare direttore creativo di un’agenzia di marketing e pubblicità, un lavoro creativo e ricco di stimoli. Poi un giorno accade qualcosa. Un pomeriggio mia moglie, pittrice per hobby, mi chiede di farle compagnia mentre dipingeva un quadro, dicendomi: “Abbiamo un mobile pieno di colori, pennelli, tele. Divertiti anche tu a dipingere!”. Io dipinsi un quadro, mia moglie anche. Lei lo appese in camera da letto e non ne fece più. Io continuai a dipingere ogni sera al rientro dal lavoro ed ogni week end ed ora sono appesi in tutta casa. Ad un certo punto, decisi di prendermi una pausa dal lavoro per dedicarmi solo all’arte: dipingere mi rende felice.

Fai “spaccato e sospeso, armonie su una nota tenuta». In che senso? In ogni mia opera la tela è divisa in due da una linea che metaforicamente divide il passato dal presente, creando quasi una sospensione in cui i personaggi del dipinto cercano equilibrio, vivono, si muovono e interagiscono. Sono legati ma divisi, in continua ricerca. Si appoggiano l’uno all’altro e si sostengono, con l’amarezza di qualcosa, però, forse un vuoto. In questo senso, “Spaccato e sospeso”. La nota tenuta è il riferimento musicale di questo concetto. Tra due battute musicali c’è una linea che le separa. La nota tenuta è una nota che si ripete nella prima e nella seconda battuta, è legata e come tale viene suonata solo nella prima e resta ferma fino ad entrare nella seconda. Intorno, le altre note si muovono ed insieme creano l’armonia. La nota tenuta è una nota lunga in contemporanea con altre note che si muovono. Questo mi faceva pensare al legame ma anche alla separazione. Da qui, il titolo di una mia mostra.

Nei tuoi quadri l’elemento musicale è ricorrente, quali sono le affinità per te tra musica e pittura? Dove si incontrano e dove invece l’una può completare l’altra? Fin da piccolo, ho sempre respirato aria di musica. Mio padre ed io suonavamo la chitarra e il pianoforte, i miei fratelli il violino. Ad ogni cena o incontro con gli amici ricordo noi tutti a suonare e cantare in un’atmosfera allegra, piena di fascino ed energia. Nelle mie opere cerco di esprimere la serenità e l’armonia che respiravo a casa e la musica ne faceva parte totalmente. Per me musica e pittura si incontrano, si fondono e si completano a vicenda.

Le figure umane sono trasfigurate in strumenti musicali, in particolare il violino. Perché proprio questo strumento? Il violino, che può essere visto anche come una chitarra stilizzata, racchiude in sé il mio passato, inteso come ricordo e come sogno. Inoltre, è anche uno strumento affascinante dalle linee sinuose, armoniche e morbide, come quelle di una donna che per me è il punto centrale di una casa, di una famiglia. È il collante e la solidità.

I tuoi quadri hanno un’ispirazione molto intima e personale, ma se ti chiedessi di spostare l’obiettivo verso l’esterno, con quali colori descriveresti il momento attuale che stiamo vivendo? Viviamo in un momento storico molto difficile, caratterizzato da una crisi profonda che rovina i rapporti umani e ostacola la possibilità di intraprendere e costruire con serenità qualunque cosa. La mia arte è anche la risposta a tutto questo: attraverso colori vivaci e messaggi positivi cerco di difendermi da questo periodo, nella speranza che alle persone che guardano le mie opere arrivi la stessa serenità e percezione positiva. Non posso fare a meno di ammettere che questo sia un periodo in bianco e nero, ma a maggior ragione userei colori forti e vivaci che scaldano i cuori e gli animi, rasserenano la vista e non si limitano a fotografare il presente, ma ci aiutano ad immaginare il futuro. Ancora colorato, di nuovo sereno. 

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