AL BAR DEL MONDO CON GIANNI TOGNI. L’INTERVISTA

Un’intervista semplice, come le storie che finiscono, come dar calci ad un barattolo. Ed ora seduto al “Bar del mondo”.

Domanda. Chi è Gianni Togni?
Risposta. Uno che scrive canzoni, musical e cerca di realizzare i propri sogni artistici, anche quando sembrano impossibili.

D. Come avviene la nascita di un tuo brano?
R. Non ho uno schema predeterminato. Di solito mi metto a suonare il pianoforte e la chitarra senza pensare a niente, per divertirmi, poi se trovo interessante qualcosa di quello che sto inventando, vado avanti.

D. Una carriera lunga. Al bar del mondo ci si siede a parlare del passato o si progetta il futuro?
R. Senza gli insegnamenti del passato non si progetta il futuro. Tra i tavolini de “Il bar del mondo” si raccontano storie vissute e idee per il domani, s’incontrano malinconia e felicità, realtà e surreale. Qui non si è giudicati ma ascoltati.

D. “L’arco e la freccia”. Introduzione orchestrale, brano dai colori acustici con parti di chitarra distorta. Un mix intrigante. Come hai lavorato sull’arrangiamento del brano?
R. Sono partito dal voler rendere pittorica la struttura musicale, come stessi dipingendo su una tela. A disposizione avevo tanti strumenti e una discreta cultura musicale e così, dopo aver tracciato le linee principali con pianoforte, chitarra acustica, basso e batteria, ho colorato alcuni spazi a forti tinte elettriche, altre con tenui pennellate d’orchestra sinfonica e cori o, ancora, tempi dispari dettate dalle percussioni.

D. Come hai cercato il tuo suono nel CD. Ne parliamo?
R. Ho delimitato gli strumenti da utilizzare, escludendo campionatori e tastiere, e affidato le parti di supporto e colore alla fisarmonica, violino, sax e flauto. Il pianoforte è quello “preparato”, cioè dove si lasciano alcuni tasti liberi di suonare normalmente, mentre sul restante delle corde ho messo fogli di carta, matite, pezzi di plastica e di metallo; questa metodologia mi ha dato la possibilità di ottenere sonorità particolarissime. Il calore, la profondità e la naturalezza delle incisioni sono state ottenute grazie all’uso di preamplificatori a valvole, microfoni vintage e alla registrazione con convertitori a 192Khz 24bit.

D. In che direzione va il progetto? Ti esibisci dal vivo?
R.
Se troverò una seria possibilità di poter tornare a suonare dal vivo la coglierò sicuramente. In cantiere ho anche tanti altri progetti interessanti da portare avanti, e quindi potrò scegliere serenamente e in piena libertà. Sicuramente il lavoro non mi mancherà.

D. “La cosa più normale”… Qual è secondo Gianni Togni?
R.
Cercare di essere se stessi, con coraggio e senza troppe pretese, questo è il senso della canzone. La ruggine si accumula nella nostra testa perché spesso vogliamo l’impossibile e accettiamo, pur di ottenerlo, mille compromessi. Se non si riesce ad apprezzare un sorriso disinteressato, a riconoscere l’importanza delle passioni vere e conviviali, si corre il rischio di percorrere una vita vuota e inutile.

D. “Nel ‘66”. Che cosa vorresti che ricordassero le persone di quell’anno?
R. Il 1966 è stato un anno magico, sotto tanti punti di vista. Io ero ancora piccolo, ma quella data, storicamente, segna l’inizio di una breve, quanto intensa e straordinaria, stagione: nascono le prime radio “pirata”, la stampa underground, le marce per la pace e anti razziali, i concerti psichedelici e, per la prima volta, moda, musica e cultura riescono a modificare il mondo sociale e politico dalla base fino al vertice. Forma e sostanza, significato e significante finalmente uniti per attivare una vera rivoluzione che ha visto la partecipazione, libera e pacifica, di milioni di giovani in tutto il mondo.

D. “E Mentre a Roma piove”. La dipingi da appassionato. Parlaci del tuo amore per Roma.
R. Roma nonostante i vestiti sgualciti, le calze smagliate e il trucco un po’ sciolto, rimane affascinante e bellissima. Roma ferita dai “palazzinari”, dai politici arroganti, dagli interessi mafiosi, dagli ingorghi, dai turisti maleducati, dalle doppie file, dall’ignavia dei potenti, resiste e non muore. E tanta gente onesta, accogliente, consapevole, laboriosa, educata e attenta che vive a Roma, la salva ogni giorno amandola perdutamente.

D. Il brano che ti è più gustato lavorare?
R. Considero le undici canzoni de “Il bar del mondo” come fosse una sola, un puzzle pensato a lungo nella sua interezza, quindi non faccio differenze.

D. Racconta un aneddoto delle registrazioni.
R. Per questo disco ho composto e registrato molti più brani di quelli che oggi ascoltiamo. Una tra quelli che ho scartato l’avevo scritta in onore della mia passione per i Beatles, cercando anche nelle sonorità dell’arrangiamento di ricordarli. Alla fine decisi di non inserirla nella scaletta finale. Qualche mese dopo aver completato il mio lavoro in studio, con i master definitivi già inviati per la futura stampa, compro il nuovo disco, appena uscito, di Paul McCartney, “New”, e scopro, con grande meraviglia, che il singolo omonimo era molto, ma molto simile al brano che, fortunatamente, avevo scartato. Probabilmente, se non avessi avuto quell’intuizione dell’ultimo minuto, oggi sarei impegnato in una causa per plagio. Avrei potuto dimostrare facilmente, davanti a un giudice, di aver scritto quella canzone in tempi non sospetti ma, vista la leggerezza con cui oggi giudichiamo tutto e tutti, la gente e i media mi avrebbero creduto?

D. Chi hai coinvolto nella realizzazione del tuo CD?
R.
In studio hanno suonato, con me e il chitarrista Massimiliano Rosati, che ha seguito i demo e le registrazioni di tutto l’album, musicisti con cui collaboro da anni. La lista è molto lunga e si può leggere nel libretto a colori di venti pagine che accompagna il cd, o nelle note del doppio vinile con copertina apribile e cd.

D. Qual è il brano in cui ti senti più rappresentato in questo momento?
R.
Se proprio sono costretto a scegliere un brano da quest’album, al momento direi “Il giocatore”, per il tema sociale del testo e l’arrangiamento che fonde il rock con momenti sinfonici.

D. Perché ascoltare o acquistare il CD?
R. E perché no?

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