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ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO, “CREDO”: PRIMA INTEGRALE IL 29 LUGLIO A ROMA

Orchestra di Piazza Vittorio

  • Houcine Ataa voce, Viviana Cangiano voce, Tati Valle voce, Kyung Mi Lee violoncello, Kaw Dialy Madi Sissoko voce e kora, Pino Pecorelli bassi ed electronics, Leandro Piccioni organo e tastiere, Raffaele Schiavo voce, Ziad Trabelsi voce, oud, dulcimer e w’tar; Mario Tronco direzione artistica e musicale; José Tolentino Mendonça testi originali; Ibn Arabi, Giordano Bruno, Giorgio Caproni, Zvi Kolitz, Fernando Pessoa testi; Orchestra di Piazza Vittorio, Gioachino Rossini, Benjamin Britten, Guillaume de Machaut musiche canti sufi rielaborati; Mario Tronco, Leandro Piccioni, Pino Pecorelli produzione artistica e arrangiamenti; Lino Fiorito scenografia; Daniele Davino disegno luci; Angelo Elle suono; Katia Marcanio style supervisor.

Sabato 29 luglio, in prima esecuzione integrale, “Credo”, un viaggio di scoperta alle radici dei nostri credo, con l’Orchestra di Piazza Vittorio diretta da  Mario Tronco. Che dice: “Questo spettacolo è nato  dai discorsi fatti a tarda notte fra noi dell’Orchestra, al ritorno dai nostri lunghi viaggi di tournèe. Quelle ore piccole in cui si parla delle cose che ci stanno più a cuore, delle scelte esistenziali, dei “credo” o “non credo” o “non so…”di ciascuno di noi…”.

Soprattutto in questo momento storico confrontarsi con i credo diversi dai nostri è diventata una necessità assoluta, primaria a livello sociale ma anche artistico. Esplorare musicalmente il significato dell’espressione “dialogo interculturale” è quello che si propone “Credo”, uno spettacolo costruito su testi scritti e scelti da José Tolentino Mendonça che utilizza musiche dell’Orchestra di Piazza Vittorio, di Gioachino Rossini, di Guillame de Machaut, ma anche canti sufi e canti religiosi elaborati, il più delle volte riscritti completamente, da Mario Tronco, Leandro Piccioni, Pino Pecorelli. Ne scaturisce una preghiera confidenziale. certamente non rituale ma di grande impatto emotivo.

Si tratta di un lavoro per nove interpreti di estrazioni completamente diverse che prevede, tra l’altro, l’utilizzo di strumenti particolari come la kora, un’arpa-liuto diffusa in buona parte dell’Africa occidentale, o l’oud strumento arabo della famiglia dei liuti, accanto a “voci” più familiari come il violoncello, il basso elettrico, o l’organo, punto fermo della produzione sacra occidentale, senza negarsi il gusto di qualche intervento elettronico.

Per una scelta strutturale il gruppo ha optato per una forma che non privilegia uno stile rispetto a un altro né prende spunto da forme musicali codificate. Certamente si possono trovare nel Credo riferimenti al background culturale dell’Occidente, ma questi vengono fusi con suggestioni diverse, che provengono da lontano ma che vengono guardate da vicino, per colmare quella distanza incolmabile che spesso viene restituita dalle musiche di  sapore esotico.

Un lavoro composito, che non si può incasellare in uno stile preciso, perché proprio nella commistione dei linguaggi trova la sua ragione d’essere. Una scommessa, che mira a tenere assieme la storia spirituale di continenti diversi, con le loro culture, i loro suoni e la loro storia.

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