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MUSIC ON

MUSICA, UN BENE COMUNE CHE VA TUTELATO (DALLA SIAE)

di MASSIMO BENINI (editore e produttore discografico di Irma Group) e GIORDANO SANGIORGI (editore e produttore discografico, organizzatore degli eventi di Materiali Musicali)

Musica: un bene comune che va tutelato. La musica è un bene comune del patrimonio culturale del nostro Paese. Per questo motivo riteniamo che non vada lasciato in mano ai privati in un mercato di liberalizzazione selvaggia frammentato che danneggerebbe solo le piccole realtà musicali, ma al contrario vada gestito da soggetti forti, rappresentativi di tutti i soggetti, per essere forti con i grandi player mondiali della distribuzione e diffusione della musica on line e sotto uno stretto controllo pubblico che la renda più trasparente ed efficiente.

A tale proposito riteniamo che, come parte integrante della cultura del nostro Paese, i diritti d’autore debbano e possono essere gestiti solamente sotto il costante controllo di un Ente “pubblico” che non ha scopo di lucro ed è rivolto solo agli interessi degli autori. Affinché tale bene prezioso, cioè il patrimonio culturale musicale del nostro Paese, non si trovi con una liberalizzazione selvaggia dei mercati, in mano a società private (provenienti anche dall’estero con fiscalità penalizzanti per l’Italia) che hanno come unico interesse quello di fare profitti, porterebbe inevitabilmente alla morte della creatività italiana, quella che nasce dal basso e quella che negli anni passati ha garantito l’identità musicale del nostro Paese.

Vi saranno sempre meno risorse per i giovani che si affacciano sul mercato, e quelli che oggi sono considerati i piccoli autori e i piccoli editori con il crollo dei loro incassi perderebbero anche la speranza di poter crescere, e con questo direbbero addio a quella tutela del loro (seppur piccolo) diritto musicale che oggi consente loro di sopravvivere. È evidente che la sola gestione in regime di monopolio si deve considerare come l’unica tutela per gli autori più piccoli: solo attraverso l’intermediazione di grandi importi dovuti principalmente ai grandi autori, compositori ed editori, la SIAE (ente autonomo a base associativa ma sotto il controllo pubblico) ha la giusta rappresentanza in Italia per concordare le migliori tariffe con gli utilizzatori, garantendo parità di trattamento sia per i più grandi che per i piuù piccoli autori ed editori.

È altrettanto evidente che, in caso di liberalizzazione dell’intermediazione del diritto d’autore, i nuovi operatori privati che hanno chiaramente un solo scopo di lucro, saranno interessati a gestire solamente i diritti dei più grandi autori, lasciando ai margini gli autori più piccoli, ed escludendo i piccolissimi, lasciando poi perdere completamente quei settori creativi in perdita come ad esempio il mondo del teatro, delle arti visive, per non parlare della musica lirica e della musica classica Oggi, grazie alla digitalizzazione della SIAE e all’introduzione del permesso e del borderò digitale, la rendicontazione è la più analitica possibile, con il fine di consegnare fino all’ultimo euro anche al più piccolo degli autori che si esibisce nel più piccolo dei club, nella più piccola delle province italiane, e solo una struttura così radicata nel territorio e così autorevole come la Siae è in grado di poter garantire.

Noi pensiamo che solo così sia possibile avere una ripartizione equa e solidale per tutti coloro a cui spettano questi denari, senza nessuna differenza o privilegio di trattamento, e allo stesso tempo assicurare agli stessi utilizzatori che quanto pagato raggiunga chi ne ha effettivamente diritto. I diritti d’autore (così come quelli connessi) sono un tipo di diritto estremamente volatile e virtuale, e il loro incasso è pratica estremamente delicata e difficile poiché rivolta ad un mercato (soprattutto quello italiano) poco incline al loro riconoscimento e quindi al loro puntuale e corretto pagamento. Ciò detto, siamo per la tutela della musica del nostro Paese come un “bene comune” del Made in Italy. Un aspetto cruciale ma trascurato è infatti la tutela degli artisti indipendenti, o con minore risonanza mediatica.

Da diversi mesi ci si è mossi con una serie di iniziative, tra cui una lettera al Governo, firmata assieme ad altre associazioni che raccolgono oltre 600 realtà piccole e medie in Italia; abbiamo avuto un’audizione alla Commissione Cultura della Camera e un’altra precedente alla Commissione Cultura del Senato, e sono in corso diverse inziative internazionali al fianco di WIN (Worldwide Independent Network) per combattere il “value gap” contro i privilegi globali delle piattaforme online (le cosiddette OTT OverTheTop) che continuano a non pagare adeguatamente i contenuti musicali. A questo proposito WIN sarà presente al MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti che si terrà a Faenza dal 29 settembre al 1° ottobre: sabato 30 settembre avremo un incontro su questo tema a cui diamo appuntamento a tutti gli operatori discografici italiani del settore.

Le regole attuali del diritto connesso sono fatte solo ed esclusivamente per le grandi concentrazioni multinazionali e non per quelle nazionali, e quindi vanno nella direzione di rendere antieconomiche quelle ripartizioni destinate ai più piccoli aventi diritto, mandando di fatto fuori dal mercato le piccole società di gestione collettiva. Mentre dall’altro lato i grandi utilizzatori di contenuti online (Google-YT, Apple, Facebook, Amazon, etc.) sono sempre più orientati a pagare sempre meno i diritti musicali (oltre che le tasse) per i click e le visualizzazioni a danno degli artisti e dei produttori. Il mantenimento e il rafforzamento dei monopoli legali e/o di fatto nazionali è l’unica garanzia per contrastare la globalizzazione valorizzando le musiche e i mercati nazionali e il nostro patrimonio culturale. È l’unico modo per contrastare lo strapotere delle OTT che attraverso un vero e proprio monopolio internazionale di fatto autodeterminano sia le tariffe che le modalità con cui poi vanno a remunerare i contenuti musicali che utilizzano,  senza cui i loro fatturati crollerebbero.

Noi ci battiamo contro questo modello, insieme a WIN abbiamo fatto battaglie vincenti con Iggy Pop come testimonial contro l’arroganza e lo strapotere di YouTube e i suoi pagamenti irrisori. Siamo a favore della piccola, media e piccolissima impresa musicale, siamo per il Made in Italy, con una Siae totalmente rinnovata, trasparente, efficiente, razionalizzata e digitale, che ripartisca fino all’ultimo euro in tempi rapidi a tutti gli aventi diritto. Una strada che con la presidenza di Filippo Sugar la Siae ha iniziato a intraprendere grazie anche agli input arrivati dal Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini: iscrizione gratuita agli autori ed editori under 30, iscrizioni gratuite alle start up di edizioni musicali, diritti d’autore forfettizzati a 25 euro nei mercoledì live della musica, maggiori sostegni finanziari a festival e progetti musicali, investimento del 10% dell’equo compenso per progetti culturali e musicali, digitalizzazione dei permessi e del borderò, razionalizzazione delle agenzie territoriali e tanto altro ancora anche se naturalmente tanto altro c’è ancora da fare.

La discografia indipendente, secondo una recentissima indagine, rappresenta in Italia oltre il 26% del mercato e nel mondo oltre il 35%, quindi è elemento assolutamente indispensabile nel processo di rinnovamento della Musica . In tal senso le scelte fatte in Italia dal Ministro per i Beni Culturali, che va detto ha ben rilanciato tutto il settore della cultura, hanno contribuito a sostenere e a sviluppare anche il settore della musica, che ha trovato un ministro attento che ha inserito l’Italia nel circuito internazionale della Giornata europea della musica, ha proseguito con gli sgravi per le opere prime, ha sostenuto in modo straordinario il jazz, ha lanciato insieme a Siae il Progetto “Sillumina” che con il 10% prelevato dagli introiti di copia privata ha destinato oltre 6 milioni di euro per finanziare nel 2017 oltre 200 progetti culturali dei quali circa la meta’ legati alla Musica e alla valorizzazione degli under 30 in un’epoca in cui spesso si parla di tagli in ambito culturale.

Certo, anche qui c’è tanto altro da fare, come la Legge sullo spettacolo dal vivo e della musica urgentissima che ci auguriamo venga varata prima della fine della legislatura che ha trovato unanimità di consensi in tutto il settore e un potenziamento e rinnovamento del Fus che includa anche la contemporaneità in ambito musicale. Queste sono, a nostro avviso, le scelte giuste che tendono a valorizzare il patrimonio culturale italiano così come già si fa in Francia e in Germania, Paesi ad alto tasso di tutela della propria musica e che hanno ingaggiato forti battaglie con i giganti mondiali della musica on line. Anzi, riteniamo che tale linea andrebbe estesa a tutti gli altri Paesi europei e che anche nel campo dei diritti della copia privata e dei diritti connessi andrebbe consorziata la rappresentanza unendo tutti in una grande società di raccolta con rappresentati di tutte le realtà, dai più grandi fino ai piccolissimi in modo da poter ripartire in modo armonico, celere e rappresentativo di tutti ogni euro di diritti: produttori discografici e artisti tutti insieme per diventare un unico punto di riferimento che abbia la forza e l’autorevolezza necessaria per le trattative con i colossi dell’on line, con i grandi media, con i grandi diffusori di musica. Una frammentazione di tali soggetti darebbe molta meno forza alla raccolta dei diritti e di conseguenza alla loro ripartizione. (di Massimo Benini e Giordano Sangiorgi)

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