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LA TELA È UNA NOTA. Dei rapporti tra arte e musica, da Kandinskij a Klee, Pollock, Warhol

“Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura, e… smetti di pensare!” (Vasilij Kandinskij). Fin dagli albori l’occidente è stato percorso da tentativi empirici di correlare la sensazione uditiva della musica con quella visiva della pittura e dei colori. Forse per l’assonanza di espressioni come «colore timbrico degli strumenti» o «vibrazione dei colori» o, più semplicemente, perché entrambe tendono ad una rappresentazione astratta e fortemente spirituale. L’incontro tra pittura e musica è ravvisabile nella volontà pittorica di trasferire sulla tela l’essenza del fatto emozionale e nel tentativo dei musicisti di associare al suono il colore.

Quando parliamo di musica è arduo non pensare al filo conduttore che la lega all’arte pittorica; fin dai suoi albori l’Occidente è stato percorso da tentativi empirici di correlare la sensazione uditiva della musica con quella visiva della pittura e dei colori. Il motivo? Forse l’assonanza di certe espressioni come «colore timbrico degli strumenti» o «vibrazione dei colori», forse più semplicemente perché entrambe queste forme d’arte tendono ad una rappresentazione astratta e fortemente spirituale. L’innesto di elementi musicali nella pittura si fa predominante nel momento in cui gli artisti tentano di esprimere, anziché l’esterno, l’interiorità.

Un’opera di Vasilij Kandinskij

Il primo pittore a dar forma a questo nuovo idealismo è Vasilij Kandinskij, spiegando nello scritto «Lo spirituale nell’arte» come la pittura per essere libera debba scindere dalla concretezza reale dell’arte figurativa a favore di una pittura astratta: «Il più ricco insegnamento viene dalla musica, poiché la musica non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma per esprimere la vita psichica dell’artista e creare la vita dei suoni». Il materiale musicale, che dagli ultimi decenni dell’Ottocento iniziava ad emanciparsi da schemi compositivi divenuti convenzionali, è usato come stimolo per il superamento dei canoni estetici tradizionali.

Jackson Pollock

Nel corso del Novecento si assiste a una costante e progressiva riflessione teorica sulla dimensione musicale-pittorica da parte di importanti rappresentanti dell’avanguardia artistica. In particolare Vasilij Kandinskij, Paul Klee e Jackson Pollock hanno reso evidente nella produzione pittorica l’interesse per l’universo musicale. Nel Novecento abbiamo dunque la più imponente rottura formale storicamente mai realizzatasi in ambito musicale, ed anche l’arte pittorica sente la necessità di un superamento dei parametri dell’estetica tradizionale; la scomposizione delle immagini, a partire dal cubismo, è identificata come l’azione liberatrice dell’Io compositivo che necessita di allontanarsi dai fantasmi della riproduzione realistica. Anche per Klee l’essenza della musica rappresenta la condizione di immaterialità e astrazione cui aspirare. Basti pensare alla presenza nel suo catalogo di oltre cinquecento titoli aventi come tema le maschere, la musica e il teatro.

Paul Klee, “Poems”

Ma perché la musica precede la pittura e le altre arti in questo processo di emancipazione storica e formale? In quale modo la pittura si serve della musica per raggiungere il medesimo scopo? La musica è da molti secoli l’arte che non ha adoperato i propri mezzi per ritrarre la natura, ma per descrivere la vita psichica dell’artista o per creare una vita parallela servendosi dei suoni. Gli stessi mezzi di cui essa si serve, ovvero i suoni, rappresentano la sorgente d’ambiguità di una corrispondenza tra ascolto e percezione che non può essere reale. Tale movimento di forme non visibili è l’essenza stessa della musica. Secondo Pollock invece «dipingere è un modo di essere, a un certo momento i pittori cominciarono a considerare la tela come un’arena in cui agire, invece che come uno spazio in cui riprodurre e disegnare un oggetto presente o immaginario. La tela non era più dunque il supporto di una pittura, bensì di un evento; l’azione sulla tela divenne così la stessa rappresentazione».

Una delle innovazioni più importanti di Pollock è stata la messa a punto di una tecnica chiamata «dripping» (sgocciolamento), consistente nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale, determinando la colatura del colore con gesti rituali e coreografici in cui erano presenti reminescenze dei riti magico-propiziatori praticati dagli indiani d’America. Le opere così realizzate si presentano come un caotico intreccio di linee e macchie colorate di immagini mentali, è l’inconscio a parlare, con una totale assenza di organizzazione razionale.

Altro esempio d’incontro tra arte e musica trasportato nella contemporaneità è rappresentato da Andy Warhol. Emblematica la sinergia artistico-musicale tra Warhol ed il gruppo rock statunitense Velvet Underground, di cui l’artista fu autore della copertina dell’album «The Velvet Underground & Nico», noto anche come «banana album», per l’inconfondibile banana disegnata da Warhol, invitando l’osservatore a sbucciare lentamente e vedere l’arte in esso contenuta.

Ma se il pittore si è avvicinato al contesto musicale liberando la pittura dalle convenzionali forme figurative, un processo analogo è stato attuato anche dal musicista, trovando nell’espressione pittorica un completamento alla propria arte. Pittura e musica si fondono al solo scopo di trasportare il fruitore in una realtà parallela, fatta di emozioni, di astrattismo e di rappresentazione di una realtà interiore. Poiché il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso sull’anima, si può dunque indirizzare l’arte pittorica del futuro nell’uso del colore come suono. (di ALFIO PAOLANGELI)

 

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