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SUNSHINE4PALESTINE: CON STEFANO BOLLANI DAL “SOLD OUT” AL “SOLE OUT”

L’intervista a Barbara Capone, CEO di Sunshine4Palestine, in occasione del concerto sold out di Stefano Bollani del 3 novembre 2014, al Teatro Argentina di Roma, il cui ricavato è stato interamente destinato ad illuminare con energia solare l’ospedale di Jenin nella Striscia di Gaza

di ROMINA CIUFFA. La Striscia di Gaza è sulle cronache nere da molto tempo, popolarità dovuta al conflitto israelo-palestinese per il dominio del territorio che, senza entrare nel merito politico delle operazioni, ha distrutto la popolazione e l’ha soggiogata ad una escalation di violenza che non ha praticamente (e nonostante le tregue israeliane) avuto un attimo di fine. Non è difficile immaginare le condizioni di terrore, stenti e malattie cui sono sottoposti gli abitanti di quegli sfortunati 360 km quadrati rivendicati dai palestinesi, attualmente governati dal movimento di Hamas per conto del governo palestinese ma occupati da Israele che ne opera un blocco su tutte le sue frontiere. Il mondo si è mobilitato e molteplici sono i progetti a sostegno della popolazione afflitta. Cosa c’entra il Brasile con Gaza, cosa c’entra Stefano Bollani?

Bollani, pianista tra i migliori cui l’Italia ha dato i natali, cuore brasiliano (suo un album interamente dedicato a Rio de Janeiro, “Bollani carioca”), ha di recente utilizzato le sue mani da gigante per illuminare l’ospedale di Jenin, città della Cisgiordania, capoluogo del governatorato di Jenin, situata 26 km a nord della città di Nablus. Lo ha fatto con un grande concerto (sold out) al Teatro Argentina di Roma il 3 novembre c.a., appoggiando l’associazione Sunshine4Palestine che sin dal nome si ripropone di portare luce alla Palestina, nel vero senso della parola: attraverso il sole.

Fotovoltaico. Pannelli solari per illuminare un ospedale che deve essere operativo ogni giorno, in ogni momento, senza soluzione di continuità, dove l’emergenza è la regola. In qualche modo il Brasile, Paese pieno di sole, attraverso Bollani (un italiano) e gli sforzi di un gruppo operativo principalmente a Vienna, restituisce parte di quella luce oscurata nella Striscia di Gaza: un progetto internazionale che nasce dall’impegno di Barbara Capone, Dipl-Ing Haitham Ghanem, Ivan Coluzza, Clive Bower, Marina Manca, Amjad Alshawwa, Paolo Federico, Giuseppe Del Vecchio, Valentina Lupi, Manuela Bianchi, Peter Van Oostrum, Eng. Ahmed Adel Alghannam, Tatiana Giovanetti. Attraverso questo sold out, è stato completato un primo modulo dell’impianto che ha potuto attivare un impianto fotovoltaico al secondo piano dell’ospedale, sono stati acquistati 12 pacchi batteria e sono stati attivati tre inverters che ancora non si era potuto accendere. Dal 3 novembre l’impianto è passato da 4 a 16KWp e ciò ha concesso all’ospedale un’operatività concreta: 17 ore al giorno. Da questo novembre, ogni angolo, ogni corridoio, ogni laboratorio, ogni cosa dell’ospedale di Jenin è accesa solo e soltanto dall’impianto. Dal “sold out” al “sole out”.

Anche grazie a Bollani e al palco del suo “Piano Solo”, sfogo di un grande pianista per uno scopo superiore. In un dialogo informale con il pubblico, nell’animare la sala gremita del suo sold out attraverso improvvisazioni e trovate geniali, Bollani è quel mostro che diventa ogni volta che suona, scanzonato prodigio che, suonando note e direttamente le corde del piano a coda, saltella dagli anni Quaranta al Brasile agli autori più sconfinati, fino a suonare i primi 13 titoli a casaccio che la platea gli suggerisce e che lui appunta su un quaderno. Tra questi, oltre a “Mazinga”, c’è “Terra Promessa”, di Eros Ramazzotti,  presa dallo showman come riferimento per intessere il suo mix. È oggi uno di quei momenti in cui l’arte (vera) e la qualità si fondono con un’idea e un’ideale. Ma esattamente che idea, e che ideali?

Barbara Capone Sunshine4Palestine

Rioma lo ha chiesto direttamente alla fisica Barbara Capone, project leader di Sunshine4Palestine e sua CEO (chief executive officer), assistente universitaria nella facoltà di Fisica all’Università di Vienna con la capacità di dirigere e contribuire all’analisi e soluzione di problematiche tecniche e organizzative e che, insieme ad Ivan Coluzza, coordinatore del progetto Sunshine4Palestine, ha disegnato ed amministra correntemente un piccolo impianto solare in Italia. Non è necessario in questo caso recensire il concerto per dare conto della portata di un sold out e della riuscita di un giorno di sole; preferiamo avere lo sguardo ben ancorato alla realtà, ed entrare, attraverso di una ottima anfitriona, all’interno dell’ospedale di Jenin.

Come è nato il progetto Sunshine4Palestine? Sunshine4Palestine nasce come idea nel 2011. In quel periodo, insieme ad un amico, avevo messo su un backstage di traduzione e diffusione di informazioni sulla situazione nella Striscia di Gaza. Le informazioni venivano tradotte da ogni lingua all’inglese ed erano sottoposte ad un sistema di controllo di veridicità, indipendente, da parte di persone di fiducia, abitanti a Gaza. In quel progetto iniziai a collaborare con Haitham, un ingegnere che vive nella Striscia, che stava prendendo una seconda laurea in Fisica. Per discutere del lavoro che stavamo portando avanti, eravamo sempre costretti ad appuntamenti notturni su skype a causa della carenza di elettricità nella Striscia durante il giorno. Essendo entrambi tecnici, iniziammo a discutere di come avremmo potuto tamponare i problemi energetici a Gaza, e decidemmo di prendere una struttura pubblica, stimarne i consumi e provare a vedere quanto sarebbe costato costruire un impianto fotovoltaico che ne avrebbe permesso il funzionamento. Haitham aveva da poco portato a termine un progetto come Project Manager con la Welfare Association, una NGO che lavora a Gaza, e che aveva nel contempo contribuito a costruire parte di un ospedale nel quartiere di Shijajia, in una delle zone più povere di Gaza City. Avendo una grande stima del direttore dell’ospedale e sapendo che la struttura offriva i propri servigi a prezzi ridottissimi, Haitham propose di fare una stima di impianto per l’ospedale  (il Jenin Charitable Hospital).

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Dall’impianto fotovoltaico all’intero ospedale… come si è evoluta l’idea? Prendemmo un pezzo di carta, buttammo giù uno schema di impianto e ci rendemmo conto che il costo per mantenere aperta la struttura 24 ore al giorno era inferiore al costo di un qualsiasi macchinario operante nell’ospedale. Decidemmo di andare più nel dettaglio e facemmo una prima bozza di impianto modulare, pensando che, se avessimo dovuto raccogliere fondi per realizzare l’opera, sarebbe stato ideale un sistema che fosse stato possibile installare un pezzetto alla volta. Chiedemmo, poi, ad un amico che disegna impianti di professione (Skyline Italia) di dare un’occhiata al progetto e perfezionarlo, cercammo i migliori materiali sul mercato che avessero specifiche consone alle necessità di Gaza (ottima produzione energetica, resistenza e durata) ed iniziammo pian piano ad andare avanti. Coinvolgemmo qualche amico, provammo a sottoporre il progetto come privati a NGO per vari mesi, dopo di che, decidemmo di andare per la nostra via ed aprimmo una associazione negli UK, dove alcuni dei membri di S4P risiedevano. Piano piano iniziammo la raccolta fondi, divenimmo charity, iniziammo ad organizzare eventi, fare domande per finanziamenti, aprimmo una sede in Palestina per poter accedere ai grant mediorientali.

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In che modo ha operato fino ad oggi l’ospedale di Jenin e quali sono le carenze che il progetto tende a ridurre/eliminare? A gennaio 2014 siamo riusciti ad iniziare la costruzione del primo modulo dell’impianto che stiamo completando in questi giorni e grazie al quale l’ospedale avrà nella sua interezza 17 ore di autonomia quotidiana. L’ospedale fino ad ora poteva operare per sole 4 ore al giorno, potendo estendere a costo altissimo per 6 ore al giorno l’orario di apertura utilizzando un generatore a diesel. Il costo dell’intero impianto è paritetico al costo necessario ad utilizzare il generatore per estendere per un anno di due ore al giorno l’orario di apertura dell’ospedale. Grazie all’istallazione del primo quarto del primo modulo dell’impianto fotovoltaico, completata a marzo 2014, l’ospedale ha potuto aumentare l’operatività di uno dei suoi piani da 4 a 17 ore al giorno, offrendo i servigi di pronto soccorso, ginecologia, farmacia, e vari laboratori di analisi dalle 7 alle 24 invece che in sole 4 ore pomeridiane. È stato in tal modo possibile aumentare del 180% il numero dei pazienti curati a maggio 2014 rispetto a quelli curati a maggio 2013 dalla struttura. Grazie al completamento dell’impianto, anche il secondo piano dell’ospedale (dove risiedono tra l’altro  la clinica dentistica, la sala operatoria, laboratori specializzati …) potrà offrire i propri servigi al pubblico dalle 7 alle 24. L’impianto permetterà tra l’altro  l’operatività della sala operatoria anche per le operazioni maggiori. In questo modo l’ospedale non solo avrà 17 ore di corrente giornaliere, ma anche la prima sala operatoria a Gaza ad essere completamente alimentata a fotovoltaico ed utilizzabile per qualsiasi tipo di intervento.

In che modo si sono incontrati i fondatori dell’associazione, tutti provenienti da esperienze e anche Paesi differenti? Tutti i membri di Sunshine4Palestine sono persone altamente specializzate. Siamo tecnici, ingegneri, fisici, avvocati, esperti in organizzazione di eventi o in gestione di ONG. Ognuno di noi ha esperienze affini, ci uniscono amicizia di una vita, collaborazioni lavorative, anni di studio universitario, passione e un sogno comune: poter mettere a frutto le nostre competenze e poter seminare per costruire una indipendenza scientifica, intellettuale e tecnologica.

Il fotovoltaico può costituire una soluzione effettiva in un Paese come la Palestina? Sì, sicuramente. La Palestina è un Paese baciato dal sole per 360 giorni l’anno e con fortissimi problemi energetici. Il fotovoltaico è una tecnologia i cui prezzi stanno scendendo rapidamente e che permette con un investimento iniziale di avere una indipendenza energetica trentennale con minimo intervento.

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Stefano Bollani al Teatro Argentina: perché proprio lui? Stefano Bollani è un artista eccezionale, ed io personalmente  ne sono sempre stata una grandissima ammiratrice. Ha un pubblico variegato, un forte impegno nel sociale e ci ha permesso di raggiungere e raccontare ciò per cui stiamo lavorando ad un pubblico che forse nella propria quotidianità non si sarebbe posto il problema della situazione energetica dall’altro lato del mediterraneo.

Un sold out: il ricavato è stato pari o superiore alle aspettative? Siete riusciti a realizzare l’obiettivo? Quale, esattamente? Il ricavato è stato quanto sognavamo… Ci ha permesso di completare il primo modulo dell’impianto attraverso l’istallazione di una  rete elettrica nel secondo piano dell’ospedale che permette l’utilizzo dell’impianto fotovoltaico, l’acquisto di 12 pacchi batteria e l’attivazione dei rimanenti tre inverters che abbiamo montato e non abbiamo mai potuto accendere fino ad ora. In questo modo l’impianto passerà da 4 a 16KWp e permetterà l’operatività dell’intero ospedale per 17 ore al giorno. I lavori sono già iniziati e prevediamo di completarli prima della fine di novembre

Avete organizzato o avete in programma altri eventi? Abbiamo organizzato altri eventi, iniziando con un concerto dei Niente di Precyso alla Villetta alla Garbatella di Roma, per poi passare ad un meraviglioso concerto dei Radiodervish (Nabil Bey e Michele Lobaccaro) con la partecipazione di Saro Cosentino, Nicola Alesini, Valentina Lupi e Matteo Scannicchio al Circolo degli Artisti di Roma. Abbiamo poi avuto un concerto a Milano dei Luf, un concerto a Vienna di Valentina Lupi e Matteo Scannicchio all’Istituto di cultura italiana, uno spettacolo di Antonio Rezza al Teatro Preneste di Roma. Vorrei approfittare di questo spazio per ringraziare veramente di cuore tutti gli artisti che si sono uniti a noi nel nostro sogno e ci hanno permesso di andare avanti e di raggiungere il punto al quale siamo ora. Per il futuro chissà.

Ci sono altri “testimonial” oltre Bollani? Testimonial ne abbiamo avuti molti. Oltre agli artisti che si sono esibiti per noi, vari intellettuali come Ilan Pappe, Noam Chomsky, Susan Abulhawa, Vauro, Luisa Morgantini e tanta tanta gente che si è unita a noi passo dopo passo e ci ha aiutati ad andare avanti.

Il vostro progetto prende a riferimento solo l’obiettivo dell’ospedale, o avete altri scopi umanitari? Il progetto sul Jenin Charitble Hospital è il nostro ‘progetto zero’.Un progetto perfettibile, migliorabile, ma che in qualche modo possa essere, nel suo piccolo, un modello per Gaza e per Paesi in cui la carenza energetica ha impatti fortissimi sulla società. Inoltre, ci stiamo occupando anche di sistemi di purificazione dell’acqua e di sua estrazione dall’umidità… Un passo dopo l’altro andiamo avanti, e chissà cosa porterà il domani.

riproduzione riservata rioma brasil

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